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La romanizzazione di questo mondo di barbari sarà opera non della società latina laica, in gran parte distrutta, ma della Chiesa di Roma, che si presenterà loro come erede unica rimasta della tradizione classica romana. Fu provvidenziale che i peggiori anni delle violenze longobarde coincidessero con il pontificato di 


Il Bombognini ci fa anche sapere che un membro della famiglia dei Visconti di Pogliano, e precisamente Ugo Visconti, aveva il diritto sulle “misure di Milano”, (il controllo cioè sulle derrate che entravano in città), con i relativi diritti fiscali. A proposito di queste “misure di Milano”, il cui controllo era demandato a Ugo Visconti, sia permessa la seguente nota storica che è tratta dal libro “Le meraviglie della città di Milano” pubblicato nel 1788 da
lui figlio Marco ardente capitano comandante del castello di Rosate (di questo castello non restano che alcuni ruderi ma è sempre un segno indubbio della potenza di ascesa dei Visconti) e Giovanni Visconti, arcivescovo di Milano dal 1342 al 1354.
Gravi epidemie pubbliche contribuirono a maggiormente prostrare il popolo: particolarmente gravi le pestilenze del
Negli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano” scritti nel 1346 “Poliano risulta incluso nella pieve di Nerviano e viene elencato tra le località cui spetta la manutenzione della “strata da Rò” come “el locho da Poyano”. Nei registri dell’estimo del ducato di Milano del 1558 e nei successivi aggiornamenti del XVII secolo, Poliano risulta ancora compreso nella medesima pieve. Nel 1751 l’apparato amministrativo del comune, che contava circa 750 anime, era costituito da un’assemblea di tutti i capi di casa, da un console, tutore dell’ordine pubblico, e da un consiglio composto da due sindaci rurali e da un consigliere, eletti dall’assemblea dei capi di casa, al quale erano delegate mansioni di carattere esecutivo: in collaborazione con i primi estimati, tale consiglio si vedeva infatti delegate l’amministrazione del patrimonio pubblico e la “vigilanza sopra la giustizia dei pubblici riparti”. Un cancelliere, residente in loco, ed un esattore, scelto ogni tre anni con asta pubblica, completavano l’apparato amministrativo: al cancelliere la comunità raccomandava la compilazione e ripartizione dei carichi fiscali, all’esattore tutte le operazioni connesse alla riscossione delle imposte, esatte solo dopo essere state approvate e firmate dal consiglio; la custodia delle pubbliche scritture era infine affidata al primo estimato. A metà del XVIII secolo il comune, infeudato dal 1538, era sottoposto alla giurisdizione del podestà feudale residente in Milano ed a quella “di maggior magistrato” del podestà di Milano, presso la cui banca criminale il console era tenuto a prestare ogni anno l’ordinario giuramento.