Chiesa Santuario “Madonna dell'aiuto”

Chiesa Santuario “Madonna dell'aiuto”

Cos'è

L’attuale chiesa santuario “Madonna dell’Aiuto” fu chiesa parrocchiale fino alla costruzione della chiesa nuova completata nel 1971.

Con decreto dell’arcivescovo S. Carlo Borromeo del 1566 veniva trasferita la cura parrocchiale di Pogliano dall’antichissima chiesa di S. Pietro (ormai divenuta campestre e che sorgeva nella zona dell’attuale cimitero vecchio) a questa chiesa denominata, allora, Oratorio di Sant’Ambrogio.

Ai tempi era una chiesetta piccola e angusta e di ciò se ne accorsero il parroco don Giovanni Carcano (1631-1647), ma più ancora il suo successore don Baldassare Canallati (1647-1669) che lasciò, in proposito, perfino una bella nota di rilievo nell’archivio parrocchiale:

“La chiesa parrocchiale di oggi era anticamente una chiesetta angusta, poiché arrivava in lunghezza alla cappella di S. Elisabetta: aveva il tetto rozzo e il soffitto fatto di mattoni. L’altare maggiore era con cappella molto bassa e senza spiraglio, né vi era altra cappella che quella molto angusta dedicata a S. Antonio Abate, ora S. Antonio da Padova. Dove ora è il pulpito, vi era una nicchia o piccola cappella finta con l’immagine della vergine che visita S. Elisabetta.

Per sagrestia aveva due camerette basse, corrispondenti al corpo dell’attuale sagrestia (ora cappella di S. Agnese): una delle quali serviva per le suppellettili della chiesa e preparazione alla Messa, l’altra era ripostiglio per gli abiti dei Disciplini (confraternita religiosa che aveva la cura della chiesa quando era solo cappella di S. Ambrogio) e di altre cose.

Per decreto poi del glorioso arcivescovo S. Carlo, trasportandosi la cura in detto Oratorio (S. Ambrogio) e crescendo la devozione del popolo, si andò riformando in stato migliore. Dapprima fu fabbricato il campanile con concerto di tre campane molto sonore, delle quali la minore, essendo piccola, poiché era quella che serviva alla chiesa di S. Pietro (l’antichissima parrocchiale) fu ai miei giorni ridotta alla grossezza proporzionata per le altre con buona spesa, come si può vedere nei libri delle spese della scuola del Santissimo Sacramento. Fatto poi più numeroso il popolo fu aggiunto un arco, che è l’ultimo verso la porta grande (l’ultimissimo attuale è del tempo del parroco don Corti).

L’anno poi 1604 fu restaurata ed ampliata la cappella maggiore (la parte centrale) nella forma attuale: e se il campanile da una parte e la sacristia dall’altra non l’avessero impedito, forse si sarebbe fatta più grande. Fu anche fatta dipingere per mano del famoso Fiamminghino, che però non fece tutto di sua mano e le sue opere compaiono fra le altre come il sole fra le stelle e sono dai periti d’arte stimante bellissime, rendendo così la chiesa più bella ed ammirata. Il Fiamminghino è Riccardo Della Rovere? Se sì, la decorazione venne eseguita certamente durante la reggenza parrocchiale di don Martinoli, l’insigne umanista. Di quelle pitture non ci è rimasta traccia alcuna.

Finché nel 1661, essendo priore della Scuola del Santissimo il conte Carlo Galimberti, uomo pio e santo, si pensò di gettare il soffitto della chiesa, da piatto qual era, in volta, come lo si vede ancora oggi. In tale fabbrica, oltre all’affetto del popolo (il cuore del popolo è tutto ed è decisivo per le cose di Dio, come constatato dallo stesso don Giulio Magni nella costruzione della nuova parrocchiale), che si adoperò tutto in denaro e in giornate di lavoro, si distinse la pietà del conte suddetto, che aiutò fortemente non soltanto con il consiglio, come fanno certi ricchi, ma anche, è più, con denaro sonante e abbondante, così che in due anni il lavoro poté essere ultimato, ad onore di Dio e a soddisfazione di tutti, così come rimase fino al 1914 per la parte centrale (le ali sono state costruite nel tempo del parroco don De Bonis). Nel 1651 questo disegno – continua il parroco Canallati – di fabbrica della chiesa e della facciata fu opera del sig. ing. Gerolamo Quadrio insigne architetto della Fabbrica del Duomo di Milano, amico del conte Galimberti”.

Resa parrocchiale la chiesa da S. Carlo, come si è visto, l’altare maggiore fu allargato e dipinto. Il tabernacolo, assai bello e antico, fu fatto per opera del sig. conte P. Camillo Marliani, uomo assai pio. Si fece pure lo scalino perché l’altare apparisse più maestoso. L’affresco con l’effige della Madonna dell’Aiuto, risale alla seconda metà del secolo XV ed é vera opera d’arte: così attestò l’insigne pittore prof. Mario Albertella, presidente, a suo tempo, della commissione diocesana dell’arte sacra, quando fu invitato a Pogliano nel 1945, perché provvedesse a salvare il prezioso dipinto, minacciato fortemente di distruzione dall’umidità che era penetrata nel muro dell’affresco e già stava investendo la stessa effige.

Il pittore con la valentia che gli era propria e con la pazienza del certosino, applicando i mezzi della tecnica moderna, seppe ricavare la pittura su di una tela e la consegnò poi integra nella semplice cornice di legno nella quale la vediamo, e da lui espressamente voluta così disadorna.

Nel 1776 venne rialzato il campanile e rifatto il castello delle campane; nel 1834 fu nuovamente rinforzato e dotato delle cinque campante attuali. Nello stesso anno fu costruita la cappella di S. Carlo, adiacente alla chiesa, per la confraternita del SS. Sacramento. La cappella, dal 1984, è utilizzata come sacrestia.

La chiesa subì altri due ampliamenti: nel 1850 ad opera del parroco don Francesco De Bonis e, da ultimo, nel 1914 ad opera del parroco don Angelo Corti.

Nel 1989 venne rifatta la pavimentazione, l’impianto di riscaldamento e tolta la balaustra in marmo dell’altare maggiore. Tra il 1998 e il 1999 sono stati eseguiti restauri su affreschi e decorazioni.

RICERCA DI SIMONA BORGNOVO NEL CENTENARIO DELLA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA (2005)

Ultimo aggiornamento: 19/05/2023, 16:35

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