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fecondo il lavoro, così da diventare il calzolaio più famoso di Milano.
Questo stivale era stato custodito dal Ronchetti in un apposito ripostiglio da lui chiamato “il sepolcro dei sovrani”, ove deponeva i modelli delle loro calzature dopo che erano estinti e che egli mostrava ai visitatori con religioso rispetto. Alla morte del padre i suddetti figli vollero che quel cimelio napoleonico tanto caro al babbo, passasse al museo Trivulziano, così ricco di preziose antichità e ne attestarono l’autenticità con atto notarile e dicendosi pronti a questa attestazione in qualunque momento con giuramento davanti a qualsiasi temporale.
E attratti dalla giovialità del Ronchetti e dalla sua passione per l’arte e per le lettere in quella casa e in quel giardino di verde e di fiori avevano convegno dolcissimo ancora le figure più fulgide della nostra letteratura, primo fra tutti 
Stralciamo dal libro “Visconti e arcivescovi di Milano” del Cazzani quanto segue:
Don Giulio Magni, nacque ad Arcore il 3 aprile 1900 e fu ordinato sacerdote il 19 settembre 1925; per undici anni coadiutore presso la prevostura di Rosate, fu nominato Parroco di Pogliano il 26 giugno 1936, facendo il suo ingresso in parrocchia il 2 agosto successivo, dopo la conferma dalla procura reale ed imperiale del re e imperatore Vittorio Emanuele III.